Riti Religiosi e Trasformazioni Territoriali
- Autori: Salerno, R.
- Anno di pubblicazione: 2017
- Tipologia: Monografia
- OA Link: http://hdl.handle.net/10447/692563
Abstract
Il calendario annovera feste e ricorrenze (che appunto si ripetono, ogni anno), scadenzando preparativi e realizzazioni, dunque fasi preliminari ed altre attuative, cui seguono momenti riflessi- vi, analitici e critici, in vista della nuova implementazione, da realizzarsi solitamente a distanza di un anno. Il ciclo calendariale del festino di Santa Rosalia a Palermo ha un andamento che non rispetta la costante di celebrazioni intervallate di dodici mesi in dodici mesi, ma si caratterizza per perfor- mances reiterate a distanza di qualche settimana nella stagione estiva. Tale rapprochement tempora- le consente interventi in corso d’opera in modo da ricalibrare adeguatamente tempi, modi e conte- nuti secondo le necessità del momento, gli eventi intercorsi, le contingenze estemporanee. Da que- sto punto di vista i discorsi ufficiali ed altri pronunciamenti rituali, ma anche i manifesti ed i pro- grammi, divengono allo stesso tempo indizi ed indicatori preziosi ed illuminanti per cogliere dina- miche in corso e cambiamenti in atto. La performatività della festa rispecchia in pieno il flusso tipico individuato e teorizzato da Victor Turner (Il processo rituale. Struttura e anti-struttura, Morcelliana, Brescia, 1972; ed. or. 1969) attraverso la triplice prospettiva che va dalla struttura alla liminalità e da quest’ultima all’an- tistruttura. Detto altrimenti: se, ad esempio, un’organizzazione comunitaria, istituzionale, consolida- ta, tradizionale e tendenzialmente autoreferenziale preordina e gestisce un’acme festiva quest’ulti- ma nella durata della sua realizzazione rappresenta la liminalità, cioè il limen, la soglia, l’attra- versamento che conduce ad una situazione post-liminale e dunque sempre e comunque ad una situa- zione che ha il carattere di anti-struttura. In effetti, il tutto dopo la celebrazione, non è mai come prima, perché nuove componenti e nuovi elementi, sono subentrati e interferiscono rispetto al- l’esistente, al dato precedente, alla struttura pre-esistente. Insomma, nonostante le apparenze, un rito festivo non è mai uguale a se stesso nel tempo e nello spazio, utilizzati ed occupati in forma quasi esclusiva, e produce effetti performativi, trasformativi, che in genere lo sguardo addestrato e scienti- ficamente orientato dello studioso sociale giunge a cogliere e comprendere con strumenti metodolo- gici sperimentati ma pur sempre suscettibili di verifiche. Se poi si hanno a disposizione documentazioni e testimonianze diacroniche che travalicano i secoli e rendono possibile una comparazione tra esperienze più o meno diversificate il lavoro del ri- cercatore risulta particolarmente agevolato, specialmente quando a descrivere i festeggiamenti per Santa Rosalia sono intellettuali del calibro di Goethe (nel 1787) e di Alexandre Dumas padre (nel 1835) che afferma «l’amour est l’affaire principale de Palerme» e poi parla del “Corso notturno” di Santa Rosalia. Ma pure Guy de Maupassant (nel 1885) è un testimone di prim’ordine di una Sicilia esuberante e prospera per i suoi aranceti ma anche di una Palermo “selvaggia”, probabilmente in re- lazione al Monte Pellegrino che la domina, ed altresì di una Sicilia “tranquilla”, nonostante le dice- rie sui suoi banditi. Ovviamente una parte preponderante dello studio della Salerno è occupata dall’onnipresenza di dimensioni e relazioni simboliche che riguardano le immagini sacre ma anche i ruoli istituzionali sia religiosi che politici, ovvero sacri e profani. Alcune valenze sono di pubblico dominio, ma altre più complesse e meno evidenti sono oggetto di studio dell’autrice, la quale abbonda nei particolari, nei riferimenti storici, nelle attribuzioni, nelle corroborazioni bibliografiche a sostegno dei suoi pun- ti di vista. VI Ne scaturisce una sorta di plèiade di approcci motivati e debitamente documentati, che aiuta- no a capire le connessioni e le allusioni di una se
