Il saggio indaga i territori perturbati come spazi rivelatori, dove le fratture (fisiche, eco- logiche, politiche) diventano strumenti criti- ci per leggere il funzionamento profondo del paesaggio. Lontano dal locus amoenus, il ter- ritorio contemporaneo si manifesta come un campo di forze attraversato da perturbazioni, accelerazioni e conflitti, assemblaggi instabili modellati da processi non lineari e da relazioni in tensione. La rappresentazione assume qui un ruolo operativo e operazioni come mappare, sezionare, visualizzare significano entrare nel ritmo della crisi, restituendo ciò che la carto- grafia tende a semplificare. Il caso di Berlino offre un laboratorio paradig- matico: le fratture urbane, dal Muro alle bra- chen, hanno generato ecologie marginali, ar- chivi viventi e forme di vita ruderali capaci di trasformare il negativo della città in dispositivo conoscitivo. Questa postura permette di avvi- cinarsi ai territori mediterranei dell’avanfossa Catania-Gela come a un patchwork di ecologie in attrito tra boschi relitti, dune, serre, colline ur- banizzate, infrastrutture militari. Dentro questo mosaico, Bosco Colto si configura come una pratica di ricerca situata che assume l’instabilità come risorsa progettuale. Lavorando nelle soglie, nelle cicatrici e nei margini, il pro- getto sperimenta forme di coabitazione multi- specie in un Mediterraneo segnato da tensioni climatiche e geopolitiche, mostrando come le fratture possano diventare luoghi da cui im- parare a vivere insieme in territori sospesi e in continua trasformazione.
D’Antoni, B., Felice, D., Minissale, A., Privitera, S. (2026). Geografie della frattura. Patchwork, tensioni e archivi viventi nei territori perturbati. In V. Cirillo, M. Cicala, R. Miele (a cura di), VL 2026 : International Conference on Visualizing Landscape (pp. 286-303). Publica.
Geografie della frattura. Patchwork, tensioni e archivi viventi nei territori perturbati
Felice, Dario
;
2026-01-01
Abstract
Il saggio indaga i territori perturbati come spazi rivelatori, dove le fratture (fisiche, eco- logiche, politiche) diventano strumenti criti- ci per leggere il funzionamento profondo del paesaggio. Lontano dal locus amoenus, il ter- ritorio contemporaneo si manifesta come un campo di forze attraversato da perturbazioni, accelerazioni e conflitti, assemblaggi instabili modellati da processi non lineari e da relazioni in tensione. La rappresentazione assume qui un ruolo operativo e operazioni come mappare, sezionare, visualizzare significano entrare nel ritmo della crisi, restituendo ciò che la carto- grafia tende a semplificare. Il caso di Berlino offre un laboratorio paradig- matico: le fratture urbane, dal Muro alle bra- chen, hanno generato ecologie marginali, ar- chivi viventi e forme di vita ruderali capaci di trasformare il negativo della città in dispositivo conoscitivo. Questa postura permette di avvi- cinarsi ai territori mediterranei dell’avanfossa Catania-Gela come a un patchwork di ecologie in attrito tra boschi relitti, dune, serre, colline ur- banizzate, infrastrutture militari. Dentro questo mosaico, Bosco Colto si configura come una pratica di ricerca situata che assume l’instabilità come risorsa progettuale. Lavorando nelle soglie, nelle cicatrici e nei margini, il pro- getto sperimenta forme di coabitazione multi- specie in un Mediterraneo segnato da tensioni climatiche e geopolitiche, mostrando come le fratture possano diventare luoghi da cui im- parare a vivere insieme in territori sospesi e in continua trasformazione.| File | Dimensione | Formato | |
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