Il contributo indaga Bosco Colto come laboratorio terrestre di ricerca, sperimentazione architettonica e pedagogia collettiva, sviluppato nei Boschi di Santo Pietro, a Caltagirone. A partire dal riconoscimento della Zona Critica come spazio di interazione tra processi geologici, ecologici e antropici, il saggio interpreta il progetto di architettura come pratica situata, capace di operare all'interno delle perturbazioni ambientali e delle trasformazioni territoriali. Attraverso esperienze di riattivazione, riuso, assemblaggio e manutenzione, Bosco Colto sperimenta modalità progettuali fondate sull'apprendimento dal luogo, sulla cooperazione e sulla negoziazione tra soggetti, materiali e temporalità differenti. Il contributo introduce la figura dell'architetto collettivo come agente di un progetto terrestre: non un autore individuale, ma un processo distribuito di relazioni, conoscenze e azioni condivise. L'architettura emerge così come pratica di cura e trasformazione continua, orientata a costruire nuove condizioni di abitabilità nei territori perturbati.
Felice, D. (2026). Bosco Colto. Storia di un architetto collettivo. In D. Buonanno, C. Priore, V. Saitto (a cura di), ARBOSFERA : ripensare lo spazio urbano attraverso la foresta (pp. 572-583). Cratèra.
Bosco Colto. Storia di un architetto collettivo
Felice, Dario
2026-01-01
Abstract
Il contributo indaga Bosco Colto come laboratorio terrestre di ricerca, sperimentazione architettonica e pedagogia collettiva, sviluppato nei Boschi di Santo Pietro, a Caltagirone. A partire dal riconoscimento della Zona Critica come spazio di interazione tra processi geologici, ecologici e antropici, il saggio interpreta il progetto di architettura come pratica situata, capace di operare all'interno delle perturbazioni ambientali e delle trasformazioni territoriali. Attraverso esperienze di riattivazione, riuso, assemblaggio e manutenzione, Bosco Colto sperimenta modalità progettuali fondate sull'apprendimento dal luogo, sulla cooperazione e sulla negoziazione tra soggetti, materiali e temporalità differenti. Il contributo introduce la figura dell'architetto collettivo come agente di un progetto terrestre: non un autore individuale, ma un processo distribuito di relazioni, conoscenze e azioni condivise. L'architettura emerge così come pratica di cura e trasformazione continua, orientata a costruire nuove condizioni di abitabilità nei territori perturbati.| File | Dimensione | Formato | |
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