
Nei giorni 1, 2 e 3 ottobre 2026, presso il Resort “La battigia” ad Alcamo (TP), si è tenuto l’annuale Workshop residenziale del Progetto “Mentore per la didattica”.
Sono state due le sessioni parallele previste per la formazione dei mentori: i partecipanti alla prima sessione hanno affrontano in maniera teorico pratica le tecniche fondamentali di comunicazione efficace per comunicatori; i partecipanti alla seconda sessione hanno lavorato sull’integrazione dell’Intelligenza Artificiale Generativa nella didattica universitaria.
Si è inoltre svolta una sessione comune, che ha visto tutti i partecipanti coinvolti in un vero e proprio debate, in cui la mozione da discutere è stata “L’intelligenza artificiale migliora la didattica universitaria”.

La prima sessione dal titolo Comunicazione efficace: linguaggio corporeo e platealità
è stata tenuta da Alberto Cordaro, attore, regista e scrittore.
Si è trattato di una attività che ha affrontato alcune delle principali componenti del processo di costruzione della platealità che permette di veicolare al meglio il messaggio/contenuto del/la comunicatore/comunicatrice, sia esso/a un/una docente, un/una relatore/relatrice, un/una attore/attrice …. Le componenti di cui si è trattato costituiscono gli elementi essenziali per una efficace comunicazione. Essi sono:
- Il Bodytellig, ossia ciò che il/la comunicatore/comunicatrice trasmette attraverso la propria postura, la posizione nello spazio e la gestualità.
- La voce e i suoi colori, ossia ciò che il/la comunicatore/comunicatrice trasmette attraverso la voce, il parlato, le pause e il silenzio.
In tutti gli incontri si è iniziato con una introduzione teorica dello specifico argomento, seguita da una parte operativa durante la quale tutti/e i/le partecipanti hanno sperimentato in prima persona l’applicazione delle tecniche illustrate.

La stessa parte teorica è stata efficacemente accompagnata da una dimostrazione reale, fatta dallo stesso Cordaro, della tecnica corretta e degli errori in cui si cade molto frequentemente e che sono assolutamente da evitare.
La parte operativa durante la quale i/le partecipanti si sono impegnati/te ad attuare quanto loro spiegato e illustrato, ha permesso al/alla singolo/a di sperimentare e così assimilare la tecnica, in un processo di errore e correzione, ma al tempo stesso ha permesso alla classe di allenarsi all’osservazione critica dell’esibizione del/la collega. Quest’ultimo allenamento è particolarmente congeniale alla formazione dei/delle mentori per l’azione di mentoring che essi/esse dovranno poi svolgere durante l’anno accademico a favore dei mentee loro affidati.
A conclusione della sessione, ciascun/a docente ha dovuto svolgere una lezione di pochi minuti cercando di adottare le tecniche apprese, mentre la classe ha svolto il compito di mentoring identificando i punti di forza e le aree di miglioramento della prestazione.

La seconda sessione, dal titolo Insegnare nell’era dell’Intelligenza Artificiale Generativa: riprogettare la formazione universitaria nel nuovo ecosistema conoscitivo, è stata tenuta da Graziano Cecchinato, Professore Associato dell’Università di Padova, e da Romina Papa, docente di Chimica e vicepresidente dell’Associazione Docenti e dirigenti Italiani (ADI).
Si è trattato di un percorso teorico-pratico volto a riflettere su come l’Intelligenza Artificiale Generativa stia trasformando l’insegnamento e l’apprendimento universitari e su come essa possa essere utilizzata in modo consapevole e critico nella didattica.
La sessione ha preso le mosse dall’analisi delle opportunità e delle sfide poste dalla GenAI per la formazione universitaria. I/le partecipanti sono stati/te invitati/e a riflettere sulle competenze che gli studenti e le studentesse devono possedere, esercitare autonomamente o eventualmente delegare all’intelligenza artificiale, e sulle conseguenze di questa trasformazione per la definizione degli obiettivi di apprendimento e delle prove di verifica.
Nella parte operativa, ciascun/a docente ha analizzato una prova d’esame del proprio insegnamento alla luce delle possibilità offerte dalla GenAI, per poi procedere alla sua riprogettazione. L’attività ha permesso di sperimentare concretamente come ripensare le modalità di valutazione in un contesto nel quale l’accesso a questi strumenti è ormai ampiamente diffuso.

Un secondo momento è stato dedicato all’utilizzo della GenAI a supporto dello studio degli studenti e delle studentesse. Sono stati esplorati alcuni possibili ruoli dell’intelligenza artificiale, quali quello di tutor per la spiegazione dei contenuti, di guida nel processo di apprendimento, di generatore di esercizi e di strumento per la formulazione di feedback. I/le partecipanti hanno avuto modo di realizzare e sperimentare semplici applicazioni di queste funzioni, osservandone potenzialità e limiti.
La sessione si è conclusa con una attività dedicata alla produzione di materiali didattici mediante l’uso della GenAI. I/le partecipanti hanno realizzato risorse educative testuali, grafiche e multimediali per i propri insegnamenti, discutendone l’utilità, la qualità e la pertinenza disciplinare.
Nel complesso, la sessione ha offerto ai/alle partecipanti un primo quadro organico delle possibilità offerte dall’Intelligenza Artificiale Generativa nella didattica universitaria, invitandoli/e a un uso consapevole, critico e orientato alla qualità dell’apprendimento.
La attività comune è stata organizzata come un vero e proprio debate, con squadre chiamate a sostenere posizioni a favore e contro la mozione, moderatori incaricati di regolare gli interventi e una giuria chiamata a valutare le argomentazioni proposte. La scelta del tema è stata intenzionale: l’obiettivo era stimolare, a conclusione del percorso formativo, una riflessione condivisa sull’uso dell’intelligenza artificiale nella didattica universitaria, facendo emergere opportunità, criticità e interrogativi ancora aperti. Il confronto si è poi esteso oltre le posizioni assegnate alle squadre, offrendo ai/alle partecipanti lo spazio per condividere esperienze, dubbi e prospettive. È stata un’occasione preziosa per soffermarsi insieme su un tema destinato a incidere sul futuro dell’insegnamento universitario. È infatti emerso che nella quotidianità accademica, il costante susseguirsi delle urgenze lascia spesso poco spazio al confronto su questioni di più ampio respiro. Anche in questo momento conclusivo, il Workshop ha offerto la possibilità di interrompere tale rincorsa e dedicare tempo alla riflessione collegiale sul significato e sulle prospettive del proprio ruolo docente in questa cruciale fase di cambiamento.
